
Una giornata di sole finalmente!
Quelle indietro erano state un vero disastro, specie per uno come me che odia inzupparsi sotto l’acquettina fine e martellante. Ero quasi arrivato al punto da desistere dall’uscire per sbrigare i miei affari e aspettare momenti migliori per farlo.
Io sono un grande camminatore (a tempo asciutto). Mi piace bighellonare e girellare, fare una visitina ai miei amici per scambiarci tutte le novità del giorno, dato che sono anche un “animale sociale”. Ma sopratutto non trascuro mai le mie amiche, in modo particolare quando il mio orologio biologico mi mette in corpo un bisogno incontrollabile di cercarle (estrogeni, li chiamano!). E di amiche ne ho tante, modestia a parte…. Tutte molto affezionate e sensibili al mio fascino (bhè , non faccio per vantarmi, ma godo di una certa reputazione in giro!).
Dunque, mentre ero di ritorno dal far visita ad una mia cara amica, una bellezza rossa con gli occhioni verdi, approfittando della giornata di sole quasi primaverile, percepii un certo odorino di buono che arrivò diretto fin nel profondo delle mie narici. Indirizzai tutti i miei sensi in quella direzione, cercando di captare da dove provenisse. Non fu difficile individuarlo. Negli immediati paraggi c’era solo una grande casa: quel profumino non poteva venire che da lì, ed io ero abbastanza vicino per sentirlo bene, senza possibilità di errore. Mentre mi avvicinavo, sollecitato da un sano appetito, mi chiesi come ero potuto stare tanto tempo senza passare da questa parte del mio territorio di caccia.
Arrivai alla porta di casa ed entrai (del resto la porta era aperta!). Lasciandomi guidare da quella delicata fragranza, che si era fatta strada dalle mie narici fin nel profondo del mio stomaco fino a rimescolarlo tutto, giunsi a scorgere, quasi come in una visione, una donna che, forchettone in mano, aveva tratto dal forno un bel pollo arrosto per girarlo onde portarne a compimento la cottura.
Con agilità mi portai alla sua altezza e fu a questo punto che provocai quasi in disastro irreparabile.
La donna infatti non si aspettava di vedermi. Le ero apparso così di colpo accanto tanto da farle fare un salto degno della mia specie (cosa che avrebbe compromesso definitivamente la cottura di quella ottima pietanza, visto il suo primo impulso di mollare la presa sulla casseruola).
- Dunque sei un gatto!- sospirò quasi con sollievo – Ma lo sai che mi hai fatto prendere una bella paura? – disse minacciandomi col forchettone.
Io la guardai dritto negli occhi per un attimo e benché dalla sua persona emanasse un che di rassicurante, non persi tempo ad osservarla troppo dato che il mio olfatto sensibile captò all’improvviso un pericoloso odore di bruciato.
La donna lo percepì quasi contemporaneamente a me (dote rara per un essere umano) e reagì prontamente togliendo la casseruola dal forno visto che, per il piccolo trambusto che si era creato col mio arrivo, ve l’aveva infilata senza aver girato il pollo che così rischiava di perdersi irrimediabilmente.
Non c’era bisogno di ulteriore cottura: quel pranzetto delizioso era pronto per essere consumato.
- Vuoi farmi compagnia per pranzo?- mi chiese reclinando graziosamente il capo per guardarmi.
Io le risposi di si (nel mio linguaggio, si capisce), con una serie di miagolii brevi e ravvicinati (che mi uscivano dallo stomaco più che dalla gola), balzando di nuovo a terra, strofinandomi a coda ritta alle sue gambe e aggiungendo anche un “gobbino” di soddisfazione per il suo cortese invito.
Lei capì al volo la mia manfrina e sorridendo prese dalla credenza una ciotola piuttosto grande (cosa che mi faceva ben sperare); tagliò il pollo in diverse parti; ne passò delle porzioni nella ciotola, spolpandolo perché non mi soffocassi con gli ossicini e infine me lo mise davanti….Mancava giusto un pelo perché la ciotola arrivasse a toccare terra quando lei, inaspettatamente, si sollevò portandomela di nuovo via e facendomi schioccare a vuoto, l’una contro l’altra, le mandibole deluse quanto me.
_ Non è educazione iniziare a mangiare senza aver fatto prima le debite presentazioni! Io mi chiamo Domizia e tu?- Mi interrogò aspettandosi da me una risposta.
Ma cosa voleva da me, mi chiesi spazientendomi… Io non mi chiamo mai…. Non ho un nome. Ho solo fame! – Ebbene, ti chiamerò Cagliostro. E’ un nome che sta proprio bene ad un gattone nero dagli occhi gialli come te! – Grazie al Dio protettore di tutti i gatti senza un nome, la questione venne risolta ed io potei gustarmi in santa pace quel pranzetto delizioso.
Quello fu l’inizio di un rapporto di vicendevole amicizia che dura già da qualche tempo.
Mi piace Domizia.
Dalla sua persona emana un che di caldo e di luminoso, ed io ho sempre preferito tutto ciò che tende al chiaro piuttosto che allo scuro e al tenebroso. E poi, lei riesce sempre a prendermi per la gola (il peccato di gola è certo il vizio capitale in cui incorro maggiormente e per il quale brucerò sicuramente nell’inferno dei gatti per l’eternità!)
…Bhè, a dire il vero, in questo è superata alla grande, in cucina, ai fornelli intendo, da un donnone che mi è stata presentata (sempre questa fissa di voler dare a tutti un nome!) come “la Rina”.
L’unico difetto della Rina è quello di mettere puntualmente a soqquadro la mia zona pisolino per le sue pulizie giornaliere… Ma, tornando a parlare di cibo (l’argomento che prediligo), è unicamente Domizia a prendersi cura del mio menù…. ed io, per non scontentarla, mi rassegno anche a mangiare, insieme alla carne o al pesce, pure la verdura cotta, cosa che non avevo mai assaggiato prima e che, giuro, è una vera purga…. Ma, che volete, lo faccio solo per fare contenta colei che ho eletto quale mia compagna…. E se tutto questo non si può definire “amore” non saprei davvero come chiamarlo (Ecco fatto! Sono caduto vittima anch’io della fissa per i nomi!).
Questo è l’inizio di un romanzo mai finito, restato come si dice “nel cassetto”. Uno dei tanti miei lavori, anche se non è tra quelli che ho portato felicemente a termine e che, comunque, nessuno si è mai preso il “piacere” di pubblicare.
Parafrasando Umberto Eco: se sei qualcuno e ti dicono di scrivere qualcosa è scontato che poi ne consegua una pubblicazione ma se non ti conosce nessuno?…
Il marchese del Grillo, personaggio impersonato da Alberto Sordi nell’omonimo film, avrebbe risposto così: io sono io e voi non siete niente!
La cosa che più mi disturba in tutto questo è che a scrivere e scrivere senza mai avere risonanza alcuna, eccetto presso “i tuoi” personali estimatori, e continuando a mandare i manoscritti in giro per concorsi letterari, poi si corre il rischio di trovare opere pubblicate che sembrano attingere alle tue idee, come giorni indietro quando mi è capitato da leggere un romanzo che ha come protagonista un cane detective… Il protagonista di quel libro, in versione felina, avrebbe potuto essere benissimo il mio Cagliostro, personaggio.. di un romanzo mai finito, restato come si dice “nel cassetto”!
La Gio